Ciò che impariamo dal passato, ad esempio da quanto successo durante la crisi economico-finanziaria globale del 2008, è che inclusione e diversità sono a forte rischio in momenti di incertezza e cambiamento come quello che stiamo vivendo.

Eppure, hanno più volte dimostrato di essere fondamentali per uscire dalle crisi, soprattutto in termini di ridisegno dei modelli di business e di capacità innovativa. È giunto il momento per le aziende di impegnarsi in modo concreto nei confronti della società, creando ambienti di lavoro inclusivi, sereni e produttivi.

PERCHÈ ORA?

Come dimostrato da una ricerca del NeuroLeadership Institute, nell’ambito di uno studio sul comportamento organizzativo, durante momenti di crisi tendiamo ad entrare in modalità ‘minaccia’. Il nostro cervello è, infatti, programmato per riconoscere in modo repentino il pericolo, ed orientarsi di conseguenza verso decisioni e comportamenti orientati esclusivamente alla sopravvivenza.

Lo stesso vale per le organizzazioni. In momenti di forte stress, può sembrare molto più sensato affidarsi a decisioni improntate su un’idea di sicurezza, esperienza e convenienza, prediligendo il ripetersi di “ciò che ha funzionato in passato”, piuttosto che lo sperimentare nuove soluzioni.

Eppure, anche – e forse soprattutto – in momenti come questo sono proprio la valorizzazione della diversità – intesa come tutte le differenze culturali, etniche, religiose, di età, di genere, di abilità psico-fisiche, di orientamento sessuale – e i relativi sforzi di inclusione della stessa in azienda, ad essere riconosciuti come opportunità chiave per creare nuovo valore e rilanciare la competitività.

Team di lavoro eterogenei sono, infatti, in media più performanti in termini di innovazione e creatività, rispetto a team in cui predominano l’omologazione e lo status quo. Lo confermano i risultati di alcuni studi, come un documento di McKinsey dal titolo “Delivering through Diversity” (2018) secondo cui le aziende che realizzano iniziative in favore della diversità di genere e quelle che presentano una composizione etnica mista hanno possibilità di successo superiori rispetto alle altre, rispettivamente del 15% e del 35%.

Una strategia di gestione delle risorse umane inclusiva e dinamica può, inoltre, contribuire a promuovere un’immagine positiva del luogo di lavoro, rendendosi più attrattiva verso l’esterno e calamitando verso di sé talenti vari, provenienti da molteplici realtà.

QUALI VANTAGGI?

Le opportunità e i vantaggi accertati dalle nostre indagini e da un numero crescente di studi e ricerche internazionali sono molteplici.

L’epoca post-pandemica richiede alle aziende una grande capacità di rivalutare e ridisegnare modelli di business e dinamiche competitive. A tal proposito, le imprese che abbracceranno una logica di diversità e inclusione saranno certamente meglio posizionate, perché più reattive e dinamiche. La diversità dei team conduce, infatti, a più ampi spettri di prospettive da cui attingere, aumentando così le probabilità di giungere a soluzioni creative ai problemi più stringenti. Uno studio di Juliet Bourke del 2016 ha dimostrato come la diversità di pensiero sia, infatti, fonte di creatività, dal momento che aumenta l’innovazione del 20%, riduce i rischi del 30%, e facilita l’esecuzione delle decisioni prese grazie ad una maggior fiducia e un più elevato consenso nei team.

Le imprese che promuovono la diversità e l’inclusione sono poi organizzazioni che lavorano e si impegnano nel costruire una cultura in cui ciascun collaboratore sente di poter contribuire alla creazione di valore. Manager e leader sono chiamati a dimostrare il loro impegno nel coinvolgere attivamente più forme di diversità – senza dimenticare quella di pensiero – creando connessioni tra gli individui e facilitando il lavoro di squadra, per promuovere un senso di comunità e appartenenza.

Infine, guardando al sentiment dei clienti e ai trend di mercato, è altamente probabile che le imprese che riusciranno a mantenere, o addirittura aumentare, la loro attenzione verso politiche di inclusione e diversità durante il periodo di crisi, saranno anche quelle che eviteranno di essere penalizzate nel prossimo futuro da una perdita di clienti, partner e collaboratori.

QUALCHE ESEMPIO

Sono moltissime le aziende che in Italia e nel mondo stanno lavorando già da qualche anno sulle proprie politiche di diversità e inclusione, mostrandone le varie declinazioni e legandole profondamente al valore del marchio.

Celebre lo slogan di IKEA “Siamo aperti a tutte le famiglie” – accompagnato dall’immagine di due uomini che si tengono per mano – con il quale ha pubblicizzato qualche anno fa l’apertura del nuovo negozio di Catania.

LEGO ha voluto, invece, dare la possibilità alle famiglie di acquistare le sue minifigure in modo che rispecchiassero nel migliore dei modi il proprio patrimonio etnico creando un set “multiculturale”.

O ancora Thai Life Insurance, azienda asiatica di assicurazioni, che attraverso un emozionante mini-film prodotto alcuni anni fa ha voluto comunicare l’importanza dei buoni gesti quotidiani: “perché ci sono cose che il denaro non può davvero comprare e perché le differenze, anche quelle socio-economiche, qualche volta possono unire in modo profondo”. Il video ha raggiunto più di 17.000.000 di visualizzazioni da 232 Paesi in quattro settimane.

BREAKTHROUGH Ciò che impariamo dal passato è che inclusione e diversità sono a forte rischio in momenti di incertezza e cambiamento come quello che stiamo vivendo. Eppure, hanno più volte dimostrato di essere fondamentali per uscire dalle crisi, soprattutto in termini di ridisegno dei modelli di business e di capacità innovativa. È giunto il momento per le aziende di impegnarsi in modo concreto nei confronti della società, creando ambienti di lavoro inclusivi, sereni e produttivi.