Quelle del cambiamento climatico e della transizione ecologica sono oggi tematiche al centro del dibattito politico e dei progetti strategici di alcune delle più importanti imprese al mondo. L’obiettivo è quello di realizzare un processo di cambiamento, un rilancio dell’economia e dei settori produttivi all’interno di un quadro delineato e ben definito che metta al centro la tutela e il rispetto dell’ambiente.

Un obiettivo che è stato fin da subito pilastro strategico sia della Commissione Europea che del nostro governo, il quale, nel febbraio del 2021, sulla scia di Francia e Spagna, ha creato il primo Ministero della Transizione Ecologica italiano (MiTE), e ha poi stanziato il 40% circa dei fondi ricevuti dall’Europa, nell’ambito del Recovery Plan, per la decarbonizzazione della nostra economia (pari a circa 70 miliardi di euro).

 

L’idea di un’”economia verde” nasce nel 2006 con il cosiddetto Rapporto Stern, uno studio commissionato dal Governo inglese a Sir Nicholas Stern – ex capo economista della Banca Mondiale – che propone un nuovo tipo di analisi economica fondata anche sull’impatto ambientale e macroeconomico dei cambiamenti climatici, e sul loro peso (negativo) sul PIL mondiale. All’indagine Stern si aggiunge poi, negli anni successivi, un numero crescente di analisi sullo sfruttamento delle risorse rinnovabili della Terra che evidenziano un consumo annuo mondiale superiore alle capacità del pianeta stesso di rinnovarsi, e segnano l’ora e l’urgenza di una trasformazione verde diffusa.

 

Nel 2020 le strategie di investimento sostenibile a livello globale hanno registrato flussi in entrata di quasi 400 miliardi di dollari, e sono sulla buona strada per crescere a velocità quasi doppia nel 2021. È l’alba di quello che Larry Fink – Presidente e CEO di BlackRock – ha definito, durante la conferenza internazionale sul clima di Venezia, “l’inizio della più profonda trasformazione del sistema finanziario che ho visto nei miei 40 anni di carriera nella finanza”. Secondo gli analisti di BlackRock, la transizione verde potrebbe portare fino al 25% in più di crescita cumulativa del Pil nei prossimi due decenni: un’opportunità di investimento di almeno 50 trilioni di dollari.

 

In Italia, come nel resto d’Europa, il trend degli investimenti green è positivo, anche se con qualche netta differenza tra regioni e cluster. Lo conferma una recente ricerca condotta dall’Osservatorio sulla Competitività delle Imprese dei Servizi sull’andamento delle dinamiche brevettuali delle imprese italiane negli ultimi venti anni. Ci siamo concentrati sui brevetti “green” cioè quelli finalizzati allo sviluppo di tecnologie di mitigazione del cambiamento climatico.

 

Dalla ricerca è emersa una netta concentrazione degli investimenti “green” in alcune regioni italiane, in particolare Lombardia, Piemonte, Lazio ed Emilia-Romagna. In queste regioni, in cui la transizione verde ha avuto le performance migliori, è emerso il ruolo chiave, di supporto e talvolta anche di traino, del cluster dei servizi alle imprese. In particolare, in questi territori, i servizi alle imprese sono stati capaci di concentrarsi negli ultimi venti anni nello sviluppo di competenze e tecnologie “green” a supporto delle specializzazioni del proprio territorio. In Piemonte, ad esempio, si sono specializzati nello sviluppo di tecnologie per la mitigazione climatica dei trasporti a supporto e in sinergia con il cluster automotive. Mentre in Lombardia si sono specializzati nel supporto alla transizione verde dei processi chimici.

 

È emerso, inoltre, come la transizione verde sia ancora concentrata in pochi cluster e filiere, ma come in ogni caso stia diventando sempre più pervasiva. Un numero crescente di cluster investono, infatti, in tecnologie e innovazione “green”, in particolare quelli dell’automotive, della produzione di tecnologie e macchinari, delle costruzioni e quello della lavorazione dei metalli. 

 

Da questi risultati emergono due importanti take away per le imprese di servizi. In primis, risulta fondamentale specializzarsi nello sviluppo di tecnologie e in processi innovativi “green” a supporto delle principali specializzazioni manifatturiere del proprio territorio, mantenendo uno sguardo vigile e attento sulle dinamiche evolutive e ai trend (soprattutto quelli normativi) che stanno impattando il loro mercato. E in secondo luogo, a fronte di una crescente attenzione di filiere e cluster verso l’impatto ambientale e la transizione green, assisteremo anche ad una maggior selettività delle imprese nei confronti dei propri partner commerciali o distributivi. Risulta, quindi, ormai imprescindibile l’adozione di una direzione strategica attenta all’ambiente, alla riduzione delle emissione e degli sprechi, per non perdere il vantaggio competitivo rispetto ai propri concorrenti.

 

Ad oggi le ragioni per affrontare un processo di transizione verde per un’impresa di servizi sono sicuramente molteplici, come tanti sono ormai gli esempi di imprese che l’hanno affrontata con successo negli ultimi anni. Sappiamo innanzitutto, da ormai diversi studi, che in media le performance economiche e competitive di imprese che si impegnano nella transizione “green” sono superiori. Uno studio dell’Università di Oxford ha analizzato oltre 200 articoli accademici che mettevano in relazione l’investimento delle aziende in pratiche ESG e le relative performance economiche. Ben il 90% degli studi mostrava una riduzione del costo del capitale per tali imprese, l’88% confermava un aumento delle performance operative, e l’80% un miglioramento dei titoli azionari.

 

Ma non solo. Investire nella transizione verde può apportare anche altri benefici in termini di vantaggio competitivo.

 

Innanzitutto, offrendo nuovi servizi verdi, è più probabile che l’azienda riesca a soddisfare un trend emergente tra i propri consumatori o ad entrare in un mercato di nicchia, rendendola quindi più competitiva rispetto ai concorrenti. È il caso di Sfridoo, azienda italiana di consulenza che ha trovato la sua nicchia nell’aiutare i clienti ad accelerare la transizione verso modelli di economia circolare. L’azienda, nata a Bologna nel 2017, permette alle aziende di intercettare il valore residuo delle eccedenze di produzione, dei possibili sottoprodotti e dei dispositivi elettrici ed elettronici aziendali per trasformarli dai costi di smaltimento a un enorme vantaggio competitivo. CartOrange, la principale azienda italiana di consulenti di viaggio, per compensare l’impatto ambientale dei voli aerei, ha avuto l’idea di piantare un albero di cacao in Camerun per ogni cliente che acquista un viaggio, che porterà il suo nome e potrà essere seguito tramite il sito Treedom.

 

In secondo luogo, le iniziative green delle imprese segnalano agli stakeholder, come investitori e clienti, che l’azienda è concretamente impegnata a “fare del bene” per il pianeta. Il valore di un’impresa è, infatti, sempre connesso al valore che genera per il sistema e la collettività. Questo può portare a un aumento degli investimenti, della base clienti e della fedeltà degli stakeholder.

 

In terzo luogo, la trasformazione verde dell’impresa porta a significativi guadagni di efficienza grazie ad una riduzione dei costi energetici, un accesso facilitato ad agevolazioni, crediti d’imposta e bonus per investimenti green, e ad un miglioramento dell’efficienza operativa. Tali guadagni si traducono direttamente in vantaggi commerciali. Secondo l’ultimo rapporto di GreenItaly 2020, gli eco-investimenti si sono rivelati una strategia vincente anche di fronte alla crisi innescata dalla pandemia da Covid-19: nell’ultimo anno il 16% delle imprese votate al green è riuscito ad aumentare il proprio fatturato e il 9% di esse ha assunto nuovo personale – contro rispettivamente il 9% e il 7% delle aziende meno attente all’ambiente.

 

Infine, occorre evidenziare anche come oggi le persone in cerca di lavoro siano sempre più attratte dalle aziende che si prendono cura dell’ambiente, soprattutto tra i Millenials e la Gen Z. Gen Z che entro il 2025 rappresenterà circa un terzo della nostra forza lavoro. Se l’azienda si impegna nella transizione ecologica, vuol dire che non solo si impegnerà nel proteggere l’ambiente, ma è anche molto probabile che si prenderà maggior cura dei suoi dipendenti. È per questo che le aziende “green” sono quelle in grado di attirare i migliori talenti tra i giovani, e dimostrano livelli maggiori di soddisfazione del personale. Inoltre, secondo le stime di una ricerca condotta su un campione di più di 5000 imprese, quelle impegnate in iniziative green registrano un aumento del 16% della produttività dei propri dipendenti.