Nel prossimo decennio, è ragionevole aspettarsi il sorgere di milioni di nuovi posti di lavoro creati dall’avanzata costante e sostenuta della transizione “green” delle imprese e dallo sviluppo di nuove tecnologie verdi. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) ha recentemente stimato che entro il 2030 solo la “green economy” potrà creare ben 24 milioni di posti di lavoro nel mondo.

Man mano che la transizione verde prenderà piede, è altresì ragionevole pensare che l’acquisizione di “green skills” tra i propri collaboratori diventerà, quindi, un asset competitivo fondamentale.

Il trend relativo alla ricerca di green skills è d’altronde già evidente in modo trasversale nei settori di servizi e manifatturieri, e a livello globale. Da un’osservazione effettuata dal World Economic Forum sulle competenze richieste nelle offerte di lavoro presenti su LinkedIn è infatti emerso come le assunzioni per la “green economy” e la ricerca di talenti “green” siano già in corso da almeno cinque anni in tutto il mondo.

Uno dei cambiamenti più importanti osservati risiede, ad esempio, nel calo delle offerte di lavoro nel settore Oil & Gas a favore di un netto aumento nei settori delle energie rinnovabili e per l’ambiente. Se nel 2015 il rapporto tra i due era 5:1 (negli Stati Uniti), oggi è sceso a 2:1, facendo prevedere un sorpasso delle energie rinnovabili e per l’ambiente entro il 2023.

Non sono pochi i casi evidenziati in cui addirittura si prediligono nell’offerta di lavoro le competenze “verdi” sui titoli universitari. È sempre più frequente assistere, ad esempio, a scenari in cui investitori finanziari reclutano ricercatori e scienziati del clima senza una reale formazione in finanza, ma che sanno come valutare i benefici ambientali di un progetto di investimento. Ciò è un chiaro segnale sia di una carenza di talenti e competenze “green”, sia di una crescente importanza delle stesse nel mondo della formazione e del lavoro.

A emergere – secondo il Report LinkedIn del 2020 – sono tutte quelle nuove figure che si occupano, in modi diversi e da più prospettive, della prevenzione, monitoraggio o riduzione dell’inquinamento, e dell’ottimizzazione della gestione e della conservazione delle risorse naturali utilizzate dalle imprese per produrre beni e servizi. I “green jobs” – quali il giurista ambientale, l’energy manager, lo specialista in contabilità verde, l’informatico ambientale e il promotore di nuovi materiali sostenibili – sono cresciuti del 13% in tutta Europa in soli 12 mesi. Milano è l’unica italiana nella Top 10 delle città nel mondo con la più alta concentrazione di professionisti “green”.

Ecco allora che risulta fondamentale e imprescindibile per tutte le imprese pensare a percorsi di upskilling e reskilling per migliorare le green skills dei propri dipendenti.

Secondo il Green General Skill Index, le competenze “verdi” richieste alle imprese che vogliono intraprendere la transizione ecologica sono quattro:

  • Competenze ingegneristiche e tecniche: hard skills che comprendono le competenze coinvolte nella progettazione, costruzione e valutazione della tecnologia solitamente gestite da ingegneri e tecnici. Questo know-how è necessario per gli eco-edifici, la progettazione di energie rinnovabili e i progetti di ricerca e sviluppo per il risparmio energetico.
  • Competenze scientifiche: competenze derivanti da corpi di conoscenza di ampia portata ed essenziali per le attività di innovazione, ad esempio fisica e biologia. Queste competenze sono particolarmente richieste in ogni fase delle value chain e nel settore dei servizi pubblici.
  • Competenze di gestione operativa: know-how relativo al cambiamento della struttura organizzativa necessario per supportare le attività “green” e una visione integrata dell’azienda attraverso la gestione del ciclo di vita, la produzione lean e la cooperazione con attori esterni, inclusi i clienti. Tali competenze sono importanti, ad esempio, per gli ingegneri di vendita, gli analisti del cambiamento climatico, gli specialisti della sostenibilità, i responsabili della sostenibilità e i pianificatori dei trasporti.
  • Competenze di monitoraggio: aspetti tecnici e legali delle attività aziendali che sono fondamentalmente diversi dalla competenza dell’ingegneria o della scienza. Si riferiscono alle competenze richieste per valutare il rispetto dei criteri tecnici e delle norme legali. Esempi sono gli ispettori di conformità ambientale, i tecnici di monitoraggio nucleare, i direttori di gestione delle emergenze e gli assistenti legali.
BREAKTHROUGH Nel prossimo decennio, è ragionevole aspettarsi il sorgere di milioni di nuovi posti di lavoro creati dall’avanzata costante e sostenuta della transizione “green” delle imprese e dallo sviluppo di nuove tecnologie verdi. Man mano che la transizione verde prenderà piede, è altresì ragionevole pensare che l’acquisizione di “green skills” tra i propri collaboratori diventerà un asset competitivo fondamentale.